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Film/teatro

"The Millionaire"

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L'ultimo film sull'India ad aggiudicarsi l'Oscar alla migliore fotografia fu Gandhi, l'epopea del 1982 che raccontava come il Paese aveva conquistato l'indipendenza. Dopo l'incetta di Oscar di "The Millionaire", gli spettatori possono chiedersi che cosa ha fatto l'India della sua libertà.

Il pretesto, la linea narrativa del film, è tutta incentrata sul format televisivo "Chi vuol essere milionario" in versione indiana. Jamal Malik (Dev Patel) nato e vissuto in una baraccopoli di Mumbai è un concorrente del gioco.  Il ragazzo seppur non abbia studiato e abbia vissuto una vita d'espedienti riesce a rispondere a tutte le domande, facendo infuriare l'egocentrico conduttore che teme venga oscurata la sua fama e gettando su Jamal il sospetto dell'imbroglio... Come ha fatto ad arrivare ad un simile traguardo? Ha barato? Ha avuto fortuna? Era scritto nel suo destino?

Jamal è arrivato quasi all'ultima domanda ma della sua onestà  si dubita perchè un ragazzo che viene dagli slum non sa niente, non può sapere nulla... ma tutte le domande hanno a che fare con qualche particolare della sua vita... e a Jamal, la vita, ha insegnato tanto....
La trama si snoda nell'alternanza dei tempi della narrazione che ripercorrono i ricordi del passato remoto dei ragazzi nella bidonville, il passato prossimo dell'interrogatorio di polizia ed il presente rappresentato proprio dalla trasmissione tv. (i.b.)


Il film di Danny Boyle è più una storia di straccioni che di ricchi, un fatto che ha irritato alcun - ma questo non significa tutti - gli indiani. Ecco qui un breve quiz in formato tipo "Chi vuol essere milionario?" per aiutare i lettori a capire la controversia. Iniziamo con la prima domanda:

Per 1.000 rupie: Il termine "slumdog" è offensivo? Il titolo del film si riferisce a chi parte svantaggiato, ma in India ha evocato dei paragoni poco lusinghieri con i cani selvaggi. Mi sono consultato con vari indiani della classe media e il film è piaciuto; ma pensano che la gente dovrebbe preoccuparsi di più degli slum e meno della terminologia.

Per 4.000 rupie: I film indiani cercano tutti di evadere dalla realtà? I film di Bollywood, conosciuti per la loro musica e i balli, sono rinomati perché sfuggono al realismo sociale, con così tanta impetuosità come i baci sul grande schermo. Ma in realtà il cinema indiano gode di una lunga e resistente tradizione. Anche i lavori realistici del regista bengalese Satyajit Ray sono stati criticati per aver smerciato povertà. The Colour of Saffron (2006) di Rakeysh Om Prakash Mehra, il film in dvd più venduto della storia indiana, trattava di temi altrettanto scomodi. "L'era dei musical è finita", ha affermato il regista. Nel suo film gli eroi uccidono un ministro venale e bugiardo; dopotutto forse non è poi così vero che è finita l'epoca in cui realizzare i desideri più fantasiosi.

Per 16.000 rupie: Dove è stato girato il film? Le riprese sono avvenute negli slum di Dharavi a Mumbai, i più grandi dell'Asia, dove si ritiene che venga ospitata una popolazione di circa un milione di persone. Sengeeta Dogi, una diciottenne che ci vive, mi ha detto: "Mi sono piaciute alcune parti del film ma non quelle in cui Dharavi era rappresentata negativamente". In particolare ha contestato una scena in cui l'eroe cade dentro una latrina all'aperto per assicurarsi l'autografo di un suo idolo del cinema, ma la ragazza non poteva smettere di ridere quando ha rivisto quella scena. La ragazza mi ha anche detto che non era vero che i bambini venivano deliberatamente mutilati per poter guadagnare di più come mendicanti. Un'altro abitante degli slum ha aggiunto che erano cose che succedevano una volta, ma adesso non capitano più.

Per 250.000 rupie: Quanto è grave la povertà urbana? Un recente rapporto del governo e del Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite afferma che la povertà urbana sta crescendo contemporaneamente alla popolazione della città. A livello nazionale, la povertà nelle città è meno grave che nei villaggi, ma il divario sta diminuendo. Secondo le stime 42.6 milioni di indiani vivono negli slum cittadini.

Per 1 milione di rupie: Ci sono troppi indiani che vivono nelle città? No, in realtà ce ne sono troppo pochi. Circa il 60 per cento della forza lavoro indiana lavora nell'agricoltura, generando solamente il 17 per cento della produzione nazionale. Secondo il rapporto sulla povertà, entro il 2030 solamente il 41 per cento sarà popolazione urbana. Paragoniamo questo dato con un paese come la Cina, dove il 47 per cento sono già abitanti delle città, o con i paesi ricchi dove la percentuale è di norma superiore all'80 per cento. Gli slum dell'India danno l'impressione che l'urbanizzazione abbia raggiunto un punto di saturazione. Ma nessun paese al mondo ha mai ottenuto la prosperità senza un cambiamento dall'economia agricola a quella manifatturiera. Il problema dell'India non è la città in se stessa, ma la mancanza delle infrastrutture urbane e di opportunità di lavoro.

Per 2.5 milioni di rupie: Perché non ci sono favelas in Cina? La Cina è gestita molto meglio gestita dell'India, con sindaci molto più potenti che hanno costruito infrastrutture di base per sostenere quei fenomeni migratori che creano il benessere. I politici indiani corteggiano il voto rurale. La corruzione intacca i piani infrastrutturali, ma alcuni stati come il Gujarat stanno migliorando la loro condizione. La Cina è autoritaria; quando non c'è più bisogno dei lavoratori, questi possono essere rispediti nelle campagne. Un sistema di registrazione mantiene una rigida distinzione tra la popolazione delle città e quella delle campagne. L'India democratica non deve seguire questa strada, ma può imparare dalla Cina nel fornire acqua pulita, un sistema di fognature e un'edilizia di base.

Per 5 milioni di rupie: I programmi a quiz sono conosciuti in India? Circa dieci anni fa Rupert Murdoch lanciò "Kaun Banega Crorepati?", cioè "Chi vuole vincere 225.000 dollari?", condotto dalla star più famosa di Bollywood, Amitabh Bachchan. Hanno dovuto raddoppiare il premio iniziale di 10 milioni di Rupie a 20 milioni nelle stagioni successive.

Per 10 milioni di rupie: Gli indiani vogliono diventare milionari? Gli osservatori della prima stagione del programma dissero che il pubblico era affascinato ma che, allo stesso tempo, provava repulsione per l'avarizia messa a nudo dal programma. Questo giornale scrisse un pezzo che parlava del "sistema delle caste dominato dai bramini che riserva poco onore alla creazione del benessere" e sul sospetto nei confronti della capacità di creare ricchezza così come l'aveva concepita il Mahatma Gandhi idealizzando la vita dei villaggi o il capitalismo di Stato di Nehru.

Da allora, la rapida crescita del Paese ha portato molti indiani ad avere più aspirazioni. Il concetto della mobilità sociale sta iniziando a sfidare la precedente attitudine fatalista verso il sistema delle classi e delle caste. La crescita scatenata dalle riforme di mercato ha fatto aumentare la media pro-capite da meno di 400 dollari (319 euro) a circa 1.000 dollari, che comunque rimane meno della metà di quella cinese.

Uno dei critici del film ha detto che era "inconcepibile" che a un tea-boy (un "pivello") venuto dagli slum sia mai permesso di andare in un programma televisivo. Fino a quando questa mentalità non cambierà, l'India non riuscirà mai a progredire.

Per 20 milioni di rupie: E' giusto che Slumdog Millionaire abbia vinto l'Oscar al miglior film? Chiedetelo al pubblico.

 

Tratto da "The Financial Times"

Traduzione di Fabrizia B. Maggi