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Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni

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Sono per lo più immobili, tra villette e palazzine, ma anche appartamenti e terreni i beni confiscati alle mafie e assegnati per il loro riutilizzo a carattere sociale, ma non sempre sono in buone condizioni e spesso richiedono investimenti e passaggi iniziali non proprio semplici per le realtà che li prendono in gestione.

 

È quanto emerge da uno studio dall’Agenzia per le Onlus  e dalla Fondazione Liberainformazione.
In più di duecento pagine sono raccolte le diverse esperienze realizzate in undici regioni italiane, dal Piemonte, alla Sicilia, passando per la Lombardia , il Veneto, la Toscana , il Lazio, la Sardegna , la Campania , la Basilicata , la Puglia e la Calabria. In testa alla classifica delle esperienze realizzate ci sono Sicilia e Campania, rispettivamente con 31 e 27 iniziative di riutilizzo, in virtù della forte presenza di beni confiscati, e sul terzo gradino del podio c’è il Lazio, dove le iniziative sono ben 19. Con 10 realtà segue la Calabria , e 8 sia per la Lombardia che per il Piemonte.

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