Mar07172018

Last updateMer, 04 Lug 2018 5am

Back Sei qui: Home Spazio educatori Per gli educatori ... Riflessioni dagli educatori Lettera di una psicologa educatrice

Riflessioni dagli educatori

Lettera di una psicologa educatrice

Ricevo e pubblico queste riflessioni di Maria Grazia Cultrera, in risposta a quanto scritto da Antonia Macellaro.

Dopo aver letto la lettera aperta di Antonia Macellaro, educatrice professionale, sento la necessità di scriverne una a mia volta in risposta. Io appartengo, però, all'altra categoria, quella degli psicologi che lavorano come educatori. Desidero dare voce alla mia professione, spesso attaccata dagli educatori professionali. Non voglio accusare gli educatori professionali per questo, capisco bene le loro ragioni; voglio però portare le mie riflessioni descrivendo i faticosi step per diventare psicologo in Italia e, perché no, ricevere un po' di comprensione.
Il primo traguardo accademico per diventare psicologo è la laurea triennale in Psicologia. In teoria, a seguito del conseguimento di questa laurea possiamo diventare, con l'abilitazione, un aiutante psicologo; di fatto, invece, questa figura professionale è inesistente. Nessuno psicologo in carriera, infatti, si avvale di un aiutante psicologo, perché questo ruolo è ricoperto dai tirocinanti, che non ricevono alcun compenso, e quindi sono più convenienti. Quello che possiamo fare con una laurea triennale, quindi, è solo continuare a studiare. Ma c'è chi non può permettersi di proseguire gli studi senza lavorare...
Passiamo al secondo step, la laurea magistrale. A seguito della laurea magistrale svolgiamo un anno di tirocinio, non retribuito, per abilitarci alla professione di psicologo. Di fatto, però, durante il tirocinio annuale professionalizzante noi non ci sperimentiamo nel lavoro di psicologo, perché non siamo abilitati. È prassi consolidata svolgere il tirocinio in qualità di osservatrice o poco più, e quindi il tirocinio non ci basta per imparare ad esercitare la professione: abbiamo bisogno di Master e Scuole di Psicoterapia, che ci diano più competente per essere appetibili come psicologi. Ma come guadagnare i soldi da investire in formazione? Gli annunci di lavoro per psicologi sono quasi inesistenti, e quando ci sono viene richiesta esperienza in qualità di coordinatore. Ci sono annunci nel campo delle risorse umane, ma di solito richiedono una disponibilità full time, incompatibile con la formazione. E poi cosa c'entra un laureato in Psicologia dello Sviluppo o in Psicologia clinica con le Risorse Umane? Dovrebbe fare un master per essere appetibile alle aziende...
Ecco perché molti di noi optano per il lavoro di educatore. In Italia l'unico nostro sbocco lavorativo in linea con la nostra formazione sembra essere la libera professione, ma per avviarla è necessario investire molti soldi (per sponsorizzarsi e per aprirsi il proprio studio) e non tutti i neo-psicologi provengono da famiglie ricche, ovviamente. Quindi molti di noi lavorano come educatori (600 euro al mese) per pagarsi la scuola di psicoterapia (4000 euro all'anno), per quattro anni, svolgendo contemporaneamente il tirocinio gratuito. Tanti anni di sacrifici quindi, per chi non proviene da famiglie benestanti.
Penso sia necessario ridefinire completamente i ruoli assegnati alle diverse figure professionali: chi l'ha detto che non possa esserci sempre un'equipe multidisciplinare? Dove sta scritto che lo psicologo debba fare solo coordinatore, e non un operatore subordinato? E perché gli antropologi non vengono considerati come figure professionali necessarie? Perché non trovare un accordo comune fra le diverse figure professionali impegnate nel sociale, piuttosto che limitarsi a difendere i propri confini identitari? Il tuo sogno, Antonia, potrebbe diventare l'incubo di qualcun altro.