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Riflessioni dagli educatori

Riflessioni ed appello

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Nel parlare di "Educazione intesa come formazione , percorso permanente , continuo , quotidiano"il Presidente della Camera ... ... ha enunciato :Essere consapevoli di questo pericolo e sventarlo è dovere primario della politica, se davvero vuole onorare il suo primato. Ed è compito delle istituzioni ed in primis del Parlamento riconoscere e valorizzare il ruolo centrale che, nella difesa della libertà autenticamente intesa, hanno l'educazione dei giovani e la diffusione del sapere È nella famiglia e nella scuola, luoghi dove si formano i cittadini di domani, che nasce, cresce e si diffonde l'ideale della libertà, un ideale che va difeso quotidianamente da un altro pericolo: la progressiva perdita di autorevolezza dello Stato, l'affievolirsi del principio di legalità, l'aleatorietà del diritto alla giustizia, specie in sede civile, il conseguente diffondersi di un senso di insicurezza tra i cittadini, fenomeni che sono la spia di un malessere della democrazia che riguarda l'intero Occidente,
che in Italia non sono più acuti che altrove, che non devono indurre a presagire la disgregazione della coesione sociale, ma che sono comunque presenti in misura tale da imporre alle istituzioni il dovere di contrastarli.
Essendo noi Educatori Professionali , figure altamente importanti per la crescita , formazione , rieducazione e risocializzazioni , di minori , di diversamente abili , di adolescenti ed adulti a rischio , chiediamo come abbiamo già fatto con il vecchio Goiverno (senza mai avere neppure una risposta inerente la lettura della nostra richiesta), di Ascoltarci , di riceverci presso le vostre sedi , affinchè  si possa assieme come componenti di uno Stato democratico fondato sui diritti , in primis quello del lavoro , trovare accordi o meglio soluzioni alla nostra perenne situazione di precariato.




Quando si parla di pubblico impiego, immancabilmente si citano i privilegi supposti e talvolta reali degli "statali". Sovente ci si dimentica, però, di ricordare che nel cosiddetto mondo dei Servizi alla persona e alla collettività, sia nelle pubbliche Amministrazioni sia in quelle private, oltre a dirigenti, manager, consulenti, spesso esageratamente super pagati e lottizzati, operano lavoratori PURTROPPO IN TUTTA ITALIA, con profili sociali disastrosi e precari che per mille euro, e a volte meno, al mese stanno quotidianamente al fianco di malati, tossicodipendenti, disabili, utenti psichiatrici, anziani, minori, extra comunitari, prostitute, emarginati, etc. Tra queste figure c'è l'Educatore.
Ma, chi è l’Educatore? Molteplici sono state le definizioni riguardanti il ruolo e la professionalità dell’Educatore; un aspetto, tuttavia, è chiaro: non è facile delineare un quadro sintetico e ben definito su chi è e quale sia il ruolo dell’Educatore, in quanto questa figura, operante da diversi anni nei progetti di intervento sulla salute, in ambito sociale e comunitario, con finalità e modalità differenti, ha un tortuoso percorso di sviluppo. A tutt’oggi non esiste una omogeneità di classificazione degli interventi effettuati da questa figura professionale. Inizialmente si asseriva che “l’Educatore era colui che è dedicato all’istruzione e al governo dei fanciulli, colui che conduce fuori (dal significato etimologico: e-ducere) le potenzialità del minore, guida e indirizza sia attraverso un contributo di formazione teorica che di esperienza di vita”. Tale denominazione ha così confuso l’attività dell’Educatore con quella dell’insegnante utilizzandolo in prevalenza per interventi
istituzionali a favore dei minori. Confusione circa i ruoli? Spesso l’Educatore è stato, ed è ancora oggi, confuso anche con l’operatore socio sanitario o con l’animatore, a causa della diversità degli interventi per i quali viene utilizzata questa figura professionale. Solo nell’ultimo secolo si è andata delineando quella che possiamo identificare come la competenza maggiore attribuita all’Educatore e cioè quella riguardante la funzione di riabilitatore, inteso come colui che è impegnato a ricercare e cogliere il potenziale residuo presente nei soggetti con i quali interagisce e a partire da questo per stimolare le loro potenzialità psichiche, socio-relazionali e fisiche residue. A tal proposito, si capisce benissimo che il ruolo primario dell’Educatore è quello di aiutare le persone a educere, cioè a estrapolare le loro risorse nascoste e le loro potenzialità, riconoscendo loro qualunque sia l’età, la propria cultura, la propria memoria storica, il proprio bagaglio esperienziale e
il proprio vissuto emotivo e corporeo che lo caratterizza. Tutto ciò con quale finalità?
Con quello di aiutare il soggetto a vedersi protagonista del proprio processo di crescita e del proprio cambiamento, ottenendo così un conseguente miglioramento psico-fisico-sociale. Così facendo, si riesce ad attivare e a sviluppare nell’individuo la capacità di elaborazione autonoma delle conoscenze, a generare fiducia in sé all’interno di una relazione autenticamente comunicativa, in cui possa emergere il piacere dello scambio, permettendogli di interagire nel contesto di lavoro con i suoi bisogni e le sue attese e sentendosi, così, parte integrante di un progetto, del suo progetto di vita! Spesso, anche fra gli “addetti ai lavori”, c’è la tendenza a confondere i termini animazione, educazione e riabilitazione con conseguenti difficoltà nel delimitare le professionalità e gli ambiti di lavoro. Indubbiamente esiste un intreccio tra questi tre ambiti ed è, cioè, quello di provocare un
cambiamento nell’individuo con cui si va ad operare.Inoltre, il ruolo dell’Educatore è quello di attuare interventi e progetti mirati e specifici atti a migliorare la qualità di vita di coloro che presentano diversi deficit.
In base a quanto detto, si capisce benissimo che il ruolo dell’Educatore è qualcosa di più complesso di quello istruttivo didattico.
Dopo questa necessaria spiegazione, si rende necessario un ulteriore approfondimento.
Da alcuni anni si sono istituiti due corsi di Laurea, uno facente capo alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, l’altro alla Facoltà di Scienze della Formazione. Ebbene, secondo il DM 520/98, i laureati in Educazione Professionale (facente capo alla facoltà di Medicina e Chirurgia) hanno diritto di prestare la loro opera sia nel settore sanitario che in quello privato, non considerando neanche l’esistenza dei laureati in Scienze Dell’Educazione (facente capo alla Facoltà di Scienze della Formazione) i quali, così, si vedono limitare la possibilità ad accedere nel settore pubblico sanitario.: eppure siamo entrambi EDUCATORI!!!
Nel sito dell’ANEP (Associazione Nazionale Educatori Professionali) si può trovare tutta la storia e tutto quello che l’ANEP in questi anni ha fatto per mantenere la figura unica dell’Educatore e per non parcellizzarla con quella del laureato in Educazione Professionale e in Scienze Dell’Educazione: una prova di ciò è che, dopo pochi mesi dalla definizione del profilo e del riconoscimento del laureato in Educazione Professionale, l’ANEP è stata tra le prime e l’unica associazione a chiedere al MIUR una Commissione che si occupasse della doppia formazione dei laureati in Educazione Professionale e Scienze Dell'Educazione (commissione Pinchera, che ha svolto i suoi lavori nel 2003); chi, però, gestisce la formazione universitaria ha preferito decretare due percorsi distinti, piuttosto che ratificarne uno solo. La posizione dell’ANEP è chiara: da sempre chiede la figura unica, un unico profilo e un'unica formazione che diano accesso, qualifichino e abilitino alla professione in tutte
le aree dove l’intervento dell’Educatore è importante. Questo è l'obiettivo dell'associazione che è stato ribadito più volte in tutte le assemblee nazionali dei delegati Le vicende normative e i poteri legati al mondo della formazione non hanno permesso di raggiungere ancora questo risultato, ma il loro impegno continua. Dipendesse dall’ANEP, sarebbe già tutto chiaro fin dal 1984, l'anno in cui si definì per la prima volta il nostro profilo con l'allora Ministro della Salute Degan, e poi dal 1998, quando il profilo sanitario venne steso insieme al Ministero della Salute ed affermammo nella prima riga del profilo: l'Educatore è un operatore sociale e sanitario.
Quindi, oggi l’ANEP e tante altre associazioni di categoria dicono BASTA con le divisioni e le frammentazioni; per tale motivo, in tutti questi anni hanno continuato e continuano tuttora a cercare di lavorare con i Ministeri e il Parlamento, ma l'evoluzione normativa dopo il 2000 non è stata lineare e ha portato sempre più a parcellizzazioni invece che a unioni.
L’ANEP non ha mai abbandonato l'idea della figura unica senza rifugiarsi in una comoda associazione, anzi.Invitiamo a leggere il sito e i documenti prodotti da ANEP per capire come si stia muovendo e quali sono le sue posizioni che ci sembrano chiare, dal momento che fra i suoi soci ci sono laureati in Educazione Professionale e laureati in Scienze Dell’Educazione che spesso lavorano entrambi in sanità e nel privato sociale. L’ANEP, come tante altre associazioni, ribadisce che, se siamo frammentati, non è per la natura della professione, ma per la confusione di chi ci governa. E su questo ANEP si impegna a far chiarezza, anche attraverso i rapporti internazionali: in Europa l’Italia è l’unica nazione ad avere una doppia formazione universitaria, quindi un profilo monco.
Le normative attuali evidenziano condizioni e lacune davvero penose in questo ambito professionale per conseguire briciole di risultati. Quello che si è ottenuto per i laureati in Educazione Professionale è solo un primo passo. E per fare questo primo passo ci sono voluti 14 anni; per ottenere il riconoscimento dei laureati di Scienze Dell’Educazione, l’ANEP ci sta lavorando da 8 anni e per unire entrambi i profili...non si sa.


Una situazione confusa e piena di contraddizioni quella dell’Educatore, riconosciuto pienamente nel comparto della sanità (corso di laurea in Educazione Professionale classe 2SNT) e nell'ambito socio-educativo (corso di laurea inScienze Dell’Educazione classe XVIII): questa prima distinzione dovrebbe già far riflettere sul sistema Universitario italiano. Questa situazione consente a molte Università e a Enti di interpretare furbescamente la normativa mantenendo le due classi di Laurea in inquadramenti lavorativi inferiori: da una parte vi è l’Università che, con le sue guide, illude i suoi studenti, una volta laureati, con garanzie di crescita personale e professionale, dall’altra parte, vi sono gli Enti e il mondo del lavoro che sottopagano gli Educatori stessi e negano un adeguato riconoscimento del loro profilo professionale. A volte, alcune Amministrazioni pubbliche bandiscono concorsi per entrambe le classi e a volte solo per una di esse, con l'inevitabile conseguenza di non
permettere a molti di noi, per lo più laureati in Scienze Dell’Educazione, di sostenere concorsi; infine, spesso si abusa di forme contrattuali "PRECARIE": infatti, a molti laureati in ScienzeDell’Educazione capita di essere inseriti in categorie molte basse, alcune volte nella posizione economica C, altre nella B, percependo anche cinque euro all’ora.

Una professionalità che va sempre più a sminuirsi. Come community, ciò che chiediamo e che stiamo chiedendo da moltissimo tempo, rivolgendoci a Enti, Ministeri, rettori di Università e a trasmissioni televisive, è il riconoscimento della nostra figura professionale, al di là di ogni distinzione accademica, in quanto formati per essere EDUCATORI in tutti i campi; inoltre, chiediamo stabilità lavorativa ed economica: non ci gratifica e non ci sembra che sia giusto che ci venga offerto solo il lavoro a co.co.co. o il lavoro ad ore o a progetto.

Per concludere un’ultima riflessione: quanto è bello e duro lavorare nel sociale ce lo dimostra il fatto che, durante tutto l’anno, varie trasmissioni televisive, con parole e immagini, mostrano comunità, scuole, centri sportivi per i diversamente abili, botteghe per gli ex-detenuti, etc.. costruite e avviate con i soldi di tutti gli italiani; ma mai si è mostrato il lavoro “dietro le quinte”, mai si è chiesto chi lavori per loro; si usa il termine operatore: NO, CI DISPIACE, ma chi lavora in tali enti sono i LAUREATI in EDUCAZIONE PROFESSIONALE O IN SCIENZE DELL’EDUCAZIONE. Abbiamo spesso lavorato in luoghi dove gli operatori erano volontari, diplomati in ragioneria o altro; NOI SIAMO LAUREATI, SIAMO DOTTORI, e se anche non ci chiamano così, DOTTORI, siamo molto professionali, amiamo il nostro ruolo e il nostro lavoro, ma soprattutto crediamo in quello che facciamo. È incomprensibile che la nostra professione non venga riconosciuta: è come se fosse invisibile ciò che facciamo;
eppure, le scienze pedagogiche, come le discipline scientifiche, oggigiorno utilizzano protocolli e test di lavoro che devono alla fine produrre dei risultati. È vero che l’utilità del nostro lavoro, non avendo come obiettivo la diagnosi e la guarigione delle persone di cui ci occupiamo, non viene ben compresa dalla collettività; a tal fine sarebbe molto opportuno mostrare come cambia la qualità della vita delle persone a cui il nostro lavoro viene rivolto.
Se l’Italia è davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro e se davvero, come cita l’art.36 della Costituzione, si deve garantire al lavoratore un lavoro tale che possa far vivere dignitosamente lui/lei e la sua famiglia, allora NOI VOGLIAMO QUESTO DIRITTO.



Pertanto, Vi chiediamo di citarci nelle vostre inchieste e nelle vostre puntate, di interrogarci venendoci a trovare con le vostre telecamere nei posti in cui lavoriamo, di scrivere articoli su di noi, di aiutarci nella nostra lotta.





L’iniziativa è sostenuta dai portali:

www.eduprof.it


www.educare.it

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www.pedagogistionline.it

www.aquiloneblu.org

www.orizzontescuola.net

www.mammeonline.net

www.sordelli.net

www.peer-education.it

www.gescosociale.it


Per contatti:


Dott.ssa Emanuela Cimmino: responsabile del portale eduprof.it


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Dott. Rocco Mastrolonardo: autore della lettera e collaboratore del portale eduprof.it

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