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Riflessioni dagli educatori

Tutela a favore delle piccole cooperative

Ricevo e pubblico le riflessioni di Alberto, un animatore-educatore ...

Buongiorno a tutti, sono Alberto. Lavoro come educatore-animatore da quasi una decina di anni e mi ritengo (al momento) fortunato, in quanto riesco a lavorare senza dipendere da grosse cooperative sociali, che non ritengo “no profit”, ma “ap-profit”, del lavoro di tanti professionisti che ci mettono l’anima e che spesso ricevono pesci in faccia. Lavoro a progetto o fatturando, ma meglio lavorare a progetto che non lavorare !!!. Si ha un altro trattamento economico, pur non essendo tutelati contrattualmente. Ho fatto questa scelta e al momento sono soddisfatto, in quanto sono riuscito fino ad ora a mantenere molto dignitosamente la mia famiglia. Tornando alle grosse coop. Sociali: il guaio più grande, è che queste strutture sono composte da un sistema aziendale piramidale, molto spesso mal gestito, in mano a zoticoni incompetenti e falsi filosofi del sociale, con pancia e tasche piene. Ovunque. Ma di questo si è già parlato molto. Vorrei arrivare al punto, riallacciandomi anche a riflessioni apparse nel sito. Bisogna riappropriarsi dell’idea di impresa sociale e di essere al servizio di altre persone, e per fare ciò BISOGNA TUTELARSI soprattutto economicamente, per garantire continuità educativa e rendere il proprio intervento efficace e soddisfacente. Da qualche anno, instaurando rapporti diretti con enti, comuni, ecc.., sto cercando di far passare il messaggio di affidare incarichi e lavori a professionisti privati, micro associazioni e studi associati. Qualcuno mi ha dato retta e si è trovato bene, qualcun altro mi ha riso in faccia e ha continuato a seguire l’ottica dei grandi appalti, trovandosi poi “educativamente” spiazzato nella maggior parte dei casi. Da un paio di anni collaboro anche con una piccolissima cooperativa sociale e devo ammettere che mi trovo bene. Lavoriamo in prima persona. Non ci sono responsabili d’area, di settore, di qualità e tutte quelle stupidate.. e le cose funzionano meglio, in quanto non ci sono costi aggiuntivi e non dobbiamo mantenere lazzaroni che si mascherano dietro un ruolo da scrivania per riempirsi la pancia, mangiando in testa ad altri. L’unico problema (grosso e che potrebbe farci saltare) è che non fatturando una cifra (assurda dal mio punto di vista) adeguata, non possiamo partecipare a molti appalti. Chiedo pertanto se non fosse possibile (magari è già stato fatto) sottoscrivere una petizione o qualcosa di simile, per consentire alle piccole cooperative di partecipare a tutti gli appalti; anche in ottica democratica. E soprattutto mi piacerebbe che tutti gli operatori boicottassero le grosse cooperative, e provassero a costituirsi in piccole realtà territoriali e di zona. (so che è difficile perché bisogna mangiare, ma tentare non nuoce). Soprattutto consiglio a chi non è contento (e sono migliaia di operatori) di assillare gli enti, i comuni e le strutture pubbliche del proprio territorio, chiedendo di essere assunti (anche a progetto) per cercare di cambiare le cose in meglio, partendo dal basso e dalla propria passione e professionalità. Lo sciopero non serve a molto. Non ritengo di avere la verità in tasca, e non mi permetterei mai di pensarlo. Vorrei soltanto e semplicemente contribuire a migliorare le condizioni di chi lavora in questo settore e di conseguenza migliorare la vita di chi ha veramente bisogno (gli utenti). Altrimenti lavorare nel sociale impoverisce: sicuramente economicamente, ma anche moralmente, in quanto si è sempre frustrati e in cerca di lavoro, rischiando di tagliarci le gambe a vicenda, per restare a galla nella giungla sempre più misera di questo settore. Per finire un’equazione: PICCOLA COOPERATIVA/ ASSOCIAZIONE/ P.IVA= TRATTAMENTO ECONOMICO ADEGUATO= CONTINUITA’ NEL SERVIZIO= SODDISFAZIONE PERSONALE= MIGLIORAMENTO DELLA VITA DELL’UTENTE, DELLE FAMIGLIE E DEL TERRITORIO. Buona vita a tutti